Descritto nelle "Storie" di Tito
Livio come rifugio sicuro già nel 205 a.C., lo scalo subì tra il
1180 ed il 1525 alterne vicende: distrutto dai genovesi per l'alleanza con Pisa,
ampliato e protetto nel corso del XIV secolo, nel XVI conobbe un periodo di tale
sviluppo da porsi come serio concorrente di Genova che, nel 1525, lo interrò,
bloccandone l'imboccatura con grandi massi. Nel XIX secolo, Savona, recuperò
la completa operatività e nel 1886 vi si movimentavano 861.000 tonnellate.
All'inizio del Novecento venne completata
la Calata Boselli e realizzato, nel 1910, l'impianto funiviario Savona-San Giuseppe
che con i suoi 18 Km di percorso fu la più lunga funivia d'Europa.
Le banchine, seppure di non elevata consistenza, continuarono ad essere utilizzate
ai livelli massimi di capacità, tanto che il porto si inserì al
primo posto in Italia nella classifica del tonnellaggio manipolate per metro lineare
di banchina.
I gravissimi danni subiti dallo scalo a seguito degli eventi
del secondo conflitto mondiale, vennero prontamente riparati consentendo al porto
di ritornare, in brevissimo tempo, alla massima operatività, predisponendo
nuovi spazi e nuove banchine nello scalo storico ed intraprendendo la costruzione
delle banchine nel bacino di Vado
Nel 1946 il traffico fu di 2.687.000. La costituzione
dell'Ente Autonomo del Porto di Savona, nato nel 1968, consentì piena autonomia
amministrativa e gestionale.
Attualmente i compiti di indirizzo, programmazione e promozione,
di manutenzione delle parti comuni e di controllo delle attività sono affidati,
ai sensi della Legge 84/94, all'Autorità Portuale di Savona.